Parole di Saggezza

Vivete appieno ogni singolo giorno, e appieno vivrete la vostra intera vita.

da "Cultivating the Buddhist Heart" di Nichiko Niwano

mercoledì 30 dicembre 2009

L'illuminazione in poche sillabe

Quando ho ascoltato il mantra Namu Myohorengekyo per la prima volta ho subito compreso che ero tornato a casa. In realtà non c'è stato alcuno shock, nessun tipo di visione o di reviviscenza di vite passate. E' stata una sensazione di quiete, di calma interiore. E' stato allora che decisi di studiare il Buddhismo e di diventare prete. Sono passati gli anni e ho avuto l'onore di fare l'esperienza monastica. Nel tempo ho compreso che la mia necessità di essere monaco era dettata dal karma delle mie vite precedenti. Chissà come, perché e quanto, dovevo aver stabilito, in una qualche esistenza precedente, le cause che mi avevano portato a questa scelta nelle mia vita presente.
Noi buddhisti crediamo alla reincarnazione. Pensiamo che la vita sia un giorno di un'esistenza più lunga. Come arriva la notte, arriva la vecchiaia. O come arriva il sonno, arriva la morte. Ma poi ci si risveglia, per continuare a vivere, per crescere ed apprendere. Le memorie delle vite passate, però, non sono presenti nella nostra mente cosciente, ma si trovano, in forma di semi, in uno strato più profondo della coscienza.
Questi semi, che costituiscono una specie di dna spirituale, sono quello che noi chiamiamo karma.
E' come se stessimo scrivendo un diario. Quando arrivamo alla fine della pagina il racconto non termina. Passiamo alla pagina successiva e continuiamo a scrivere. La narrazione, naturalmente, si collega a quanto è accaduto in precedenza. Scriviamo le nostre nuove pagine, le nostre nuove storie, ma queste si basano inevitabilmente su quanto abbiamo scritto in precedenza.
Il mio tornare in Giappone, il mio tornare ad essere monaco, erano la realizzazione, il compimento di qualcosa che avevo stabilito in una vita passata. Quando ho compreso questo, sono tornato allo stato laico, procedendo lungo il sentiero.
Durante il mio cammino spirituale ho incontrato tante persone, tanti amici e tanti avversari. Alcuni erano veri amici, alcuni erano veri avversari. Altri erano falsi amici e alcuni avversari si sono rivelati poi dei buoni amici che mi hanno aiutato a crescere e a maturare. Con alcuni di loro sono ancora in contatto, di altri non ho più notizie. Una cosa non è mai cambiata.
La mia fede in questo mantra, Namu Myohorengekyo.

In giapponese, il mantra è chiamato daimoku.
Anche nelle sessioni di pratica di Rissho Kosei-kai, che è la comunità (sangha) della quale faccio parte, il daimoku è di certo la cosa che rimane inizialmente più impressa. I partecipanti recitano questo mantra all'unisono, ed è impossibile fare questa esperienza senza restarne in qualche modo colpiti.

Il significato del daimoku è molteplice e come tutti i grandi simbolismi spirituali ha diverse chiavi per essere interpretato. Proviamo a leggerlo attraverso il suo significato letterale.

NAMU, [prendere rifugio] che nel buddhismo vuol dire "profondo rispetto";
MYO HO, [dharma meraviglioso] che per Shakyamuni, il Buddha, è "la legge dell'universo";
REN GE, [fiore di loto] il simbolo dell'eterna legge di causa-ed-effetto, il fulcro del buddhismo;
KYO, [sutra] una parola sanscrita che indica i libri sacri del buddhismo, ma che letteralmente vuol dire filo, il filo nel quale si inseriscono i grani del juzu, il rosario buddhista, ad esempio. Un filo nel quale vengono inseriti i meravigliosi gioielli della devozione per l'imperitura legge di causa ed effetto, fonte della vita.

Il daimoku è un'espressione di fede e di rispetto, ma non si limita solo a questo. Le parole del mantra rappresentano una serie di immagini le quali ci aiutano a focalizzare la nostra attenzione, a nutrire il nostro spirito e ad aprire la nostra mente. La recitazione del mantra sviluppa la consapevolezza, acquieta la mente e ci aiuta a osservare il mondo attraverso la saggezza del Buddha.

Questo mantra risale al XIII secolo, quando fu insegnato per la prima volta dal monaco Nichiren, in Giappone. A quel tempo la maggior parte delle persone non sapeva né leggere né scrivere e i libri sul Dharma (o insegnamento del Buddha) erano pochissimi. Il daimoku nacque da un'esperienza spirituale fatta da Nichiren sulla cima di una montagna, all'alba del 28 aprile 1253, mentre guardava il sole levarsi dal mare. Quando il sole iniziò ad alzarsi sull'orizzonte, le parole del mantra sgorgarono dalle sue labbra per la prima volta. Nichiren le pronunciò ad alta voce sul picco di quella montagna, centinaia di anni fa.
E' un'immagine meravigliosa, che mi ha sempre colpito tantissimo. Le parole del daimoku sono parole di illuminazione, e sono state pronunciate e trasmesse alle generazioni successive per il bene di noi tutti, per tutta l'umanità.

Come pratica individuale, la recitazione del mantra ha un'energia veramente unica. Come ho già detto, credo che sia impossibile fare questa esperienza senza restarne in qualche modo toccati. Ma è certamente quando si è in gruppo che il daimoku diventa una vera potenza spirituale. Questo mantra, infatti, è stato recitato da milioni di persone nel corso dei secoli. Quanto recitiamo le parole del daimoku uniamo la nostra energia spirituale a quella di tutti gli altri praticanti, sia quelli che si trovano vicino a noi che lontano da noi, compresi quelli che ci hanno preceduti in centinaia e centinaia di anni.
Questo è il potere del sangha. Nichiren chiamava questo principio itai-doshin: persone che praticano la Via insieme, uniti nello spirito anche se separati nei corpi.

Se volete provare a recitare il mantra, vedrete che è molto semplice e profondo allo stesso tempo. Sedete in un luogo tranquillo, respirate profondamente, giungete le vostre mani (questo gesto si chiama gassho) e recitate a voce non troppo alta (ma nemmeno sussurrante) le parole Namu Myohorengekyo consecutivamente, per qualche volta.

La pronuncia italiana è: Namu Mio-ho (h aspirata) ren ghe chio

Molto semplice.
Recitatelo lentamente, in modo scandito, per una decina di volte, tanto per cominciare. Se volete farlo più a lungo fate pure! Il tempo passato a recitare il daimoku non è mai sprecato.
Non esagerate, però: è meglio recitare il mantra concentrati, cercando di assaporare l'effetto che ha su di voi piuttosto che farlo meccanicamente.

Io recito il daimoku da circa 17 anni, non ho mai smesso. Il Sutra del Loto di Shakyamuni e il daimoku di Nichiren sono sempre stati la mia guida e il mio sostegno sin da quando li ho incontrati. Se proverete, sono sicuro che ne trarrete immenso vantaggio.

Namu Myohorengekyo
Nicola

1 commento:

Rissho Kosei Kai London ha detto...

Hello da London! Anche qui recito il daimoku dal 1990 ed e' la mia fortezza, il mio castello ed il mio scudo. La mia vita. NamuMyohoRengeKyo